Archive - Giu 2014

Giugno 30th

Il famigerato trattato TISA

Julian AssangeSi chiama “Tisa”, acronimo di “Trade in services agreement”, ovvero “accordo di scambio sui servizi”. È un trattato che non riguarda le merci, ma i servizi, ovvero il cuore dell’economia dei paesi sviluppati, come l’Italia, che è uno dei paesi europei che lo sta negoziando attraverso la Commissione Europea.

Obiettivo: privatizzare tutti i servizi fondamentali, oggi ancora pubblici – sanità, istruzione, trasporti – su pressione di grandi lobby e multinazionali. «Un accordo che viene negoziato nel segreto assoluto e che, secondo le disposizioni, non può essere rivelato per cinque anni anche dopo la sua approvazione», spiega Stefania Maurizi su “L’Espresso”, che pubblica – in esclusiva un team di media internazionali – l’ultimo scoop di Wikileaks, l’organizzazione di Julian Assange. Gli interessi in gioco sono enormi: il settore servizi è il più grande per posti di lavoro nel mondo e produce il 70% del Pil globale. Solo negli Usa rappresenta il 75% dell’economia e genera 8 posti di lavoro su 10 nel settore privato.

Dopo il Gats del 1995 e il Ttip, il Trattato Transatlantico tuttora in discussione (anche quello a porte chiuse) per vincolare l’Europa alle regole commerciali americane sulle merci, mettendo fine alle tutele europee sul lavoro, l’ambiente, l’energia, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare, il Tisa punta dritto alla deregulation privatizzata dei servizi, coinvolgendo i mercati più importanti del mondo: gli anglosassoni Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, e poi Svizzera, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Israele, Turchia, Taiwan, Hong Kong, Corea del Sud, Giappone, Pakistan, Panama, Perù, Paraguay, Cile, Colombia, Messico e Costa Rica.

Giugno 29th

In Germania Hans-Olaf Henkel vuole l’abolizione dell’euro

Hans-Olaf HenkelIl New York Times intervista il leader di Alternativa per la Germania eletto al parlamento europeo e ne racconta l'ascesa e i progetti. Principale dei quali è: la fine dell'euro.

Leggiamo.

Era uno dei dirigenti aziendali di spicco in Germania, capo di un’importante lobby industriale e dirigente della sezione europea dell’IBM. Ma recentemente Hans-Olaf Henkel si è lanciato in una nuova carriera, che lo mette in radicale contrasto con la maggior parte dei suoi colleghi d’affari in Europa.

Henkel vuole l’abolizione dell’euro. Il suo paese, sostiene, starebbe meglio se tornasse al marco tedesco, piuttosto che permettere che i laboriosi, disciplinati tedeschi continuino a pagare tasse per dare un sostegno a chi è rimasto indietro in Grecia, in Italia e in altri paesi dell’eurozona che, egli dice, hanno sperperato il loro diritto d’appartenenza alla moneta unica. Il mese scorso Henkel ha ottenuto un seggio al Parlamento Europeo, il che gli offre una piattaforma dalla quale tentare di smantellare l’unione monetaria.

Le possibilità che ce la faccia sono remote. La maggior parte dei dirigenti aziendali tedeschi non ha alcun desiderio di tornare ai giorni in cui il marco tedesco forte li poneva in un severo svantaggio di prezzo nei mercati dell’export. Nonostante le lamentele per i costi da sostenere, i tedeschi hanno fornito un sostegno fondamentale all’unità dell’euro, quando è sembrato a rischio di crollo negli anni recenti - consapevoli che l’economia relativamente robusta del loro paese era uno dei principali beneficiari dell’euro-sistema.

Giugno 28th

In Cina muoiono ogni anno 600mila lavoratori

Morti suil lavoro in CinaNon sembra esserci soluzione. Le autorità continuano per la loro strada: pronta costruzione agglomerato urbano grande circa due terzi dell'Italia.

Ogni anno 300 mila americani muoiono per problemi di obesità, si tratta di dati preoccupanti, certo, ma non sono niente in confronto alle 600 mila persone che ogni anno muoiono in Cina a causa del lavoro, più in particolare, delle numero eccessive di ore lavorative.

I dati sono stati riportati da China Youth Daily e China Radio.

La media di questa scioccante statistica è di 1.600 persone al giorno, persone che lavorano senza mai fermarsi e che arrivano al collasso. Il dramma colpisce anche ragazzi in giovane età, tra i 24 e i 25 anni: "In Cina in molti credono che le cose si fanno per migliorare di continuo i benefici della nazione, sviluppare l'economia e dimenticarsi di se stessi" dichiara Yang della Capital University "Ma sicuramente non bisogna dimenticare che questo porta, alla fine, un danno alla nazione e alle proprie famiglie".

È rarissimo vedere negli uffici qualcuno che mette una foto con la propria famiglia, solitamente i propri figli vengono cresciuti dai nonni in province distanti da dove lavorano i genitori.

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