Archive - Mag 2014

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Maggio 28th

Le cure che i medici non accetterebbero mai per se stessi

Medico criticoEcco il parere di alcuni medici esperti e ricercatori quali cure loro eviterebbero, e molto spesso si tratta di andare contro il modo di vedere più consolidato.

Uno Psichiatra che non assumerebbe mai antidepressivi

La Dott.ssa Joanna Moncrieff è senior lecturer in psichiatria presso il London University College ed autrice di «The Myth Of The Chemical Cure » [Il mito delle cure chimiche]. «Esercito nel campo della psichiatria da oltre 20 anni, e per la mia esperienza gli antidepressivi non fanno nulla di buono.

Non li assumerei in nessuna circostanza, nemmeno se fossi a rischio di suicidio. Tutti gli studi mostrano che – nel migliore dei casi – gli antidepressivi ti fanno sentire un po’ meglio di quanto non farebbe un placebo, il che non significa che curino la depressione. Dopo anni di scannerizzazione del cervello, non abbiamo una sola prova che la depressione sia collegata ad un qualche squilibrio chimico cerebrale, dunque è discutibile l’idea in sé di trattarla con sostanze chimiche.

Ritengo la depressione una reazione estrema alle circostanze, ed il modo migliore per uscirne è di eliminare le cause, il che a volte vuol dire psicoterapia, a volte modificare la situazione trovando un nuovo lavoro o risolvere i problemi relazionali. Naturalmente esistono alcune persone che sono depresse senza un apparente motivo, ma ugualmente non abbiamo ancora alcuna prova né che soffrano di un disturbo cerebrale né che gli antidepressivi siano loro di aiuto. La cosa migliore rimane cercare e trovare delle novità che spezzino i circoli viziosi nel pensiero e nel comportamento. Gli antidepressivi sono delle sostanze psicoattive, che alterano la mente come fanno l’alcool o la cannabis ed io ho sempre pensato che se fossi stata depressa avrei voluto conservare tutta la mia lucidità e le mie facoltà per venir fuori dal pantano e non il ritrovarmi immersa in una nebbia farmacologica della quale non avrei nemmeno capito gli effetti».

Maggio 26th

L'Ue vuole sostituire i cibi tradizionali con quelli clonati

Hamburgher clonato Siete pronti a bere vino senza uva, a mangiare formaggio senza latte o cioccolato senza cacao? Perché questi prodotti "anomali" stanno arrivando anche nei nostri piatti. La denuncia è di Coldiretti, impegnata a Milano in un maxi raduno con diecimila agricoltori, che critica le norme in campo alimentare approvate negli ultimi anni dall'Unione europea.

Il rischio è che vengano snaturati anche i cibi più comuni in nome della libera concorrenza. Ma la crociata di Coldiretti contro Bruxelles non finisce qui: nel mirino degli agricoltori anche regole sanitarie e ambientali giudicate troppo restrittive che potrebbero farci dire addio agli spaghetti con le vongole, ad esempio, e hanno di fatto già "cancellato" piatti tipici come la pajata romana o l'ossobuco alla finanziera piemontese.

Il nodo della questione è il pericolo che i cibi tradizionali di paesi come l'Italia, che vantano una secolare tradizione agricola ed enogastronomica, vengano snaturati da norme europee eccessivamente "livellatrici". Per diversi motivi: rispetto di regole sanitarie comuni a tutti; riduzione degli sprechi; necessità di aprire il mercato alimentare europeo anche a quei Paesi dove, per motivi geografici e climatici, l'agricoltura non ha molto spazio.

"Viceversa nessuna misura è stata adottata per impedire che carne o formaggi da animali clonati importati arrivino in tavola - denuncia Coldiretti - O per evitare di mettere in commercio vino senza uva e cioccolato senza cacao. Per non parlare poi della proposta di abolire l'etichetta sul termine minimo di conservazione" (la dicitura "consumare preferibilmente prima del", per intenderci).

Maggio 23rd

Come crescono le piante

Vegetazione delle isole CanarieUn complesso di proteine appena scoperto, apparentemente in grado di attivare il meccanismo di crescita dei vegetali, consentirà agli scienziati di apprendere di più sullo sviluppo delle piante e degli animali.

Lo sostiene uno studio di ricercatori della Purdue University.

Questo complesso innesca la comunicazione fra molecole lungo un percorso che conduce alla creazione di lunghe catene di proteine (filamenti di actina) necessarie per la crescita cellulare.

Conoscere le reazioni chimiche coinvolte nel processo potrebbe consentire ai ricercatori di progettare piante in grado di proteggersi meglio dagli insetti e dalle malattie.

Questi geni e le loro proteine – spiegano i ricercatori - sono necessari per il normale sviluppo e per l'adesione fra cellula e cellula. Influenzano la crescita dell'intera pianta e anche la forma e le dimensioni dei vari tipi di cellula.

Il complesso di proteine, chiamato ARP2/3, controlla la formazione dei filamenti di actina e viene attivato da un altro grande complesso, WAVE. Poiché alcuni geni sopravvivono sin da quando si è evoluta la vita multicellulare, sono stati conservati sia nelle piante sia negli animali.

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