Archive - Set 2012

Settembre 28th

Trapelati i progetti statunitensi per la guerra nucleare

MissileSono stati resi di dominio pubblico documenti che rivelano come l’amministrazione Carter pensava di combattere una guerra nucleare.

Il decreto presidenziale numero 59 (PD-59), firmato dal presidente Jimmy Carter il 25 luglio 1980, è stato uno dei più discussi documenti sulla politica nucleare della Guerra Fredda ed era diretto a fornire ai presidenti una maggiore libertà nell’ideazione e attuazione di una guerra nucleare.

Ma coloro che crearono il documento pensavano che l’impiego di armi nucleari per sconfiggere eserciti convenzionali non avrebbe per forza scatenato un’apocalisse.

All’epoca trapelarono parti della normativa e ricoprirono le pagine del New York Times e del Wall Street Journal, ma solo questa settimana l’ Archivio della Sicurezza Nazionale ha pubblicato l’intero documento sul suo sito web.

Il decreto PD-59 rivela che gli Stati Uniti si stavano davvero preparando a una guerra nucleare e che l’amministrazione Carter era in cerca della potenzialità nucleare che avrebbe garantito “un alto livello di versatilità, lunga sopravvivenza e prestazioni sufficienti a fronte di un’azione nemica.”

Se avesse fallito la dissuasione, gli Stati Uniti avrebbero dovuto “essere in grado di combattere vittoriosamente, in modo che l’avversario non avrebbe ottenuto i suoi scopi bellici pagando un prezzo inaccettabile.”

La programmazione mentale inventata ad arte dei “cambiamenti climatici”

Clicca per ingrandireAntonino Zichichi: «Per capire gli spostamenti di un elettrone servono delle equazioni non lineari? Possibile che sul clima, che è complessissimo, circolino così tanti modelli predittivi approssimativi, basati su una matematica elementare e li si consideri attendibili?».

E ancora: «Il motore meteorologico è in gran parte regolato dal CO2 prodotto dalla natura, quel CO2 che nutre le piante ed evita che la terra sia un luogo gelido ed inospitale, quello prodotto dagli esseri umani non è una minima parte? Eppure molti scienziati dicono che è quella minima parte a produrre gravi fenomeni perturbativi, ma ogni volta che chiedo loro di esporre dei modelli matematici adeguati, che sostengano la teoria, essi non sono in grado di farlo.

Mentre tutti gridano allarmati per il “pericolo CO2”, al convegno di Erice il Professor Zichichi invita a guardare alle vere emergenze. Egli, infatti, nega con decisione che le attività umane siano all’origine del Global Warming.

Zichichi, fuori dal coro unanime degli asserviti alla scienza menzognera, ha recentemente organizzato ad Erice i “seminari sulle emergenze planetarie”, puntando il dito accusatore sulle storielle strillate quotidianamente sui media di regime, che vedono nel CO2 il peggiore dei mali e causa di fantomatici “cambiamenti climatici”. Per togliere ogni dubbio, i lavori sono stati aperti dal Presidente della Repubblica Ceca, Vaclav Klaus, che ha subito dichiarato che esiste una strumentale sovrapposizione tra scienza ed ideologie.

Settembre 27th

In Sud Italia avere una un posto di lavoro è ormai diventato un sogno

DisoccupazioneIl Mezzogiorno rischia la «desertificazione industriale»: 1,3 milioni di persone emigrate in dieci anni

È un Mezzogiorno a rischio desertificazione industriale e segregazione occupazionale, dove i consumi non crescono da quattro anni, la disoccupazione reale supera il 25% e lavora meno di una giovane donna su quattro.

E il quadro drammatico che emerge dal Rapporto Svimez 2012, l'associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno.

SEGREGAZIONE - «Non è esagerato oggi parlare di vera e propria segregazione occupazionale delle donne, che nel Mezzogiorno scontano una precarietà lavorativa maggiore sia nel confronto con i maschi del Sud sia con le donne del resto del Paese», spiega il rapporto.

«Se da un lato la quota di donne meridionali occupate con un contratto a tempo parziale (27,3%) è inferiore di quasi 3 punti rispetto a quella del Centro-Nord (29,9%), dall'altro l'aspetto più allarmante è che il 67,6% di queste lavora part-time perchè non ha trovato un lavoro a tempo pieno». Il dato forse più rilevante è testimoniato dall'inattività, che riguarda ormai due donne meridionali su tre.

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