Archive - Ott 23, 2012

Proposta shock della Banca Mondiale: tassare l'acqua per aiutare gli assetati

Acqua uguale profitto“Entro il 2050 sulla terra ci saranno 10 miliardi di persone, 3 miliardi in più, su un pianeta dove l’emergenza acqua potabile non è più solo una imminente emergenza ma una drammatica realtà con cui già da oggi si confrontano quotidianamente 1,6 miliardi di persone.”

Secondo Lars Thunell, vice presidente esecutivo della International Finance Corporation, branca della Banca Mondiale, ci sono solo due strade percorribili, una è quella del razionamento, una soluzione poco efficace e di difficile applicazione e l’altra è quella di far pagare l’acqua a chi la usa, ma in modo “socialmente responsabile”.

L’acqua nel 2010 è stata riconosciuta dalle Nazione Unite come un diritto irrinunciabile dell’umanità, ed è giusto che per questo motivo, sostiene Thunell, imprese e agricoltori paghino una tassa, che in Italia potremmo definire ‘di scopo’, che serva a portare l’acqua dove scarseggia. E, a fronte di possibili obiezioni e proteste, Thunell ricorda che solo l’1,5% dell’acqua viene utilizzata per fini alimentari, tutto il resto è destinato ad usi industriali, domestici e all’agricoltura, che ne assorbe la maggior parte.

Ed è in questo quadro che si colloca la direttiva sulle acque della Comunità europea emessa nel 2000, dove si incoraggiano i governi ad adottare politiche di risparmio e di maggiore efficienza nella distribuzione idrica, il cui 45%-50%, è il caso italiano, si perde ancora oggi lungo le migliaia di chilometri di tubature vecchie e mal manutenute.

In cent'anni il pianeta ha perso la metà delle zone umide

PaludeLa metà delle zone umide del mondo sono andate perdute durante il ventesimo secolo.

I motivi? La produzione agricola intensiva, l'estrazione insostenibile di acqua ad uso domestico e industriale, l'urbanizzazione, lo sviluppo delle infrastrutture e l'inquinamento.

Il continuo degrado delle zone umide si traduce in notevoli oneri economici sulle comunità, i Paesi e le imprese. Lo rivela un rapporto pubblicato nei giorni scorsi da Teeb, The economics of ecosystems and biodiversity, e presentato all'undicesima riunione del Conferenza delle parti della Convenzione per la diversità biologica ad Hyderabad, in India.

Il ruolo fondamentale che svolge la rapida diminuzione delle zone umide in relazione alla vita umana e alla biodiversità deve essere riconosciuto e integrato nel processo decisionale in quanto componente essenziale della transizione verso un uso efficiente delle risorse per un'economia mondiale sostenibile.

La sicurezza idrica è ampiamente considerata come una risorsa naturale fondamentale nelle sfide da affrontare attualmente in tutto il mondo. I fattori di natura umana dei cambiamenti degli ecosistemi, comprese le distruttive industrie estrattive, l'agricoltura sostenibile e la mal gestito espansione urbana, rappresentano una minaccia per la biodiversità in acqua dolce e per la sicurezza dell'acqua per l'80 per cento della popolazione mondiale.