Società

Ludopatia: come riconoscerla e come tutelarsi legalmente

LudopatiaIl gioco d’azzardo e la ludopatia sono sempre più diffuse. Una malattia comportamentale in grado di mettere a repentaglio la coesione della famiglia e il patrimonio.

È un fenomeno sociale in netto aumento, anche perché inversamente proporzionale alla crisi economica, infatti più le famiglie diventano povere e più aumenta la percentuale di chi gioca d’azzardo.

La ludopatia però è anche una vera e propria malattia comportamentale (così definita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), che rende incapaci le persone, in tutto o in parte (il che nella sostanza si equivale), di resistere all’impulso di giocare d’azzardo o fare scommesse, nonostante l’individuo sia consapevole delle gravi conseguenze delle sue azioni.

Questo malattia genera dipendenza tanto da avere per molti tratti una stretta correlazione con la tossicodipendenza.

In linea generale le linee guida sull’argomento ritengono che quando ricorrono almeno 5 dei sintomi e segnali che sono sotto elencati si può ritenere che il soggetto sia affetto, seppur con intensità diverse, da ludopatia:

Brexit: l'Economist è dalla parte dell'Unione Europea

BrexitE ora, si è arrivati all'arma del ricatto vero e proprio. A palesarlo è l'Economist che scrive: “Lo spirito di trionfo degli antieuropeisti del Regno Unito - afferma il settimanale britannico da sempre schierato contro la Brexit e a favore della Ue - è destinato a sgonfiarsi con la notifica di uscita dall'Unione Europea e l'inizio dei negoziati, per un motivo che pochi hanno afferrato: il primo punto della lista di Bruxelles sarà una richiesta enorme di denaro, forse 60 miliardi di euro, quanto basterebbe a organizzare cinque volte Olimpiadi come quelle di Londra; potrebbe essere uno shock per gli elettori, ai quali era stato promesso un risparmio di 350 milioni di sterline a settimana con la cancellazione del contributo al bilancio comunitario”.

Ovviamente questa pretesa da parte della Ue è campata in aria, perché proprio il voto per la Brexit taglia i rapporti in essere con la Ue, altrimenti che uscita sarebbe? Ma per l'Economist non è così: si fa portavoce dei ricattatori di Bruxelles, disperati per non poter più “mungere” la Gran Bretagna.

In ogni caso, una disputa sul costo del divorzio potrebbe far deragliare le trattative già nella fase iniziale. Secondo le stime del Centre for European Reform, il conto che presenterà la Ue alla Gran Bretagna potrebbe andare da un minimo di 25 miliardi di euro a un massimo di 73. E l'idea stessa della contrattazione irrita gli eurocrati di Bruxelles: i negoziatori della Commissione sostengono che l'accordo di divorzio debba precederne ogni altro, ad esempio quello sulle nuove relazioni commerciali.

L’Italia è senza vie d'uscita ma rimane sempre una terra di conquista

Frecce TricoloreL’Italia obbedisce, da decenni, a “padroni” stranieri: americani, inglesi, francesi. L’ultimo capitolo, quello del Britannia, tra le macerie di Mani Pulite: via libera alla grande privatizzazione del paese, smantellando quello che ne era stato il principale volano economico, l’industria pubblica.

Esecutori: Prodi, Amato, D’Alema, Ciampi, Padoa Schioppa. Ma l’ordine era partito dall’alto, dai dominus internazionali che, per gli affari “regionali”, potevano puntare su affiliati di ferro come Mario Draghi e Giorgio Napolitano. Via i ladri di Tangentopoli: al loro posto, obbedienti servitori per il progetto di sottomissione denominato Unione Europea, che si avvale della politica di rigore indotta dall’euro e imposta a tutti, tranne a banche e multinazionali.

Austerity che trasforma lo Stato in una periferia indigente, senza più sovranità, costretta a elemosinare tasse sempre più soffocanti, col risultato – scontato – di deprimere l’economia: meno consumi, meno lavoro, meno reddito, erosione dei risparmi, crisi e disoccupazione dilagante, tagli a pensioni e sanità, svendita del patrimonio pubblico. E soprattutto: assenza di futuro, mancanza di alternative all’agonia di un paese da cui i giovani scappano, non si sposano più, non fanno più figli.

È il rimbalzo europeo dell’ondata neoliberista cavalcata da Reagan e Thatcher negli anni ‘80, cui – secondo un economista come Nino Galloni – l’Italia si allineò prontamente, staccando il “bancomat” di Bankitalia (allora retta da Ciampi) dal Tesoro, cui era ministro Andreatta, un pioniere delle privatizzazioni.

La rete ostile a Donald Trump creata da George Soros si sta inceppando

George SorosL’attacco all’ordine esecutivo ‘divieto di viaggio’ di Donald Trump fa parte di una campagna di disinformazione al centro dei quali c’è la rete creata da George Soros.

L’alleanza blasfema: Soros e principi e sceicchi della British Petroleum

La campagna di disinformazione sul cosiddetto divieto ai musulmani dell’amministrazione Trump è stata orchestrata negli Stati Uniti, Canada ed Europa occidentale dalla maggior parte dei media mainstream e degli organi d’informazione di pseudo-sinistra e pseudo-indipendenti, dalle principali piattaforme social media del mondo, nonché dai motori di ricerca. Ciò che l’amministrazione Trump ha fatto con l’emissione dell’ordine esecutivo per limitare i visti ai cittadini di Paesi specifici non è una misura razzista, ma invece una misura di sicurezza per impedire attacchi terroristici finanziati da una cabala globalista ancora molto attiva e guidata dal burattinaio George Soros, dai suoi innumerevoli soci in politica, finanza e media, così come dalla famiglia reale dell’Arabia Saudita. Questa incredibilmente potente rete globale, che alcuni chiamano governo-ombra del Nuovo Ordine Mondiale, si disfa completamente. Forse è giunto il momento di trascinare la gigantesca idra globalista sulla riva e guardarla morire, cotta dai raggi del sole.

Il fallimento dell’infoguerra globalista: il presidente Trump conquista cuori e menti dei Paesi musulmani

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