Tendenze

Charles Gave: Italia verso la bancarotta grazie all’euro

Charles GaveL’euro ha semplicemente “assassinato” l’Italia, trasformandola in un paese non più competitivo e ora anche insolvente, pericolosamente vicino alla bancarotta.

Lo scrive un importante investitore finanziario francese, Charles Gave, secondo cui Matteo Renzi è solo l’ennesimo politico incapace di recuperare il gap con la Germania: «La triste realtà è che nessun leader italiano ha mai avuto la benché minima possibilità di cambiare il suo paese, dal momento stesso in cui è stata presa la nefasta decisione di agganciare il tasso di cambio alla Germania».

Nel momento in cui l’euro fu lanciato, nel 1999, Gave sostenne che il profilo di rischio dell’Italia sarebbe cambiato, «da quello di un’economia dove c’era un’elevata probabilità di frequenti svalutazioni della moneta, a un’economia con la probabilità certa di una bancarotta finale».

E ora, «purtroppo quel momento sta arrivando», scrive Gave, in un’analisi ripresa da John Mauldin su “Zero Hedge”. Impressionante il crollo del sistema-Italia, che prima dell’adozione dell’euro era stabilmente superiore ai livelli tedeschi, grazie alla flessibilità della finanza pubblica a sostegno dell’economia.

Financial Times: l'eurozona sarà il più grande default della storia

Default Eurozona“L'incapacità di distinguere ciò che è probabile da ciò che è auspicabile si è rivelata una tragedia nel 2016; questa tendenza vale anche per l'Italia” osserva l'editorialista del Financial Times Wolfgang Munchau.

“Si dice che il Belpaese sia bravo a cavarsela in qualche modo, che il suo sistema politico aggiusterà la legge elettorale per prevenire la vittoria di un partito estremista, che la sua Costituzione non permette un referendum sull'euro e che quindi l'uscita dall'unione monetaria non avverrà. Non è detto che sia così. Il divario nelle performance economiche italiane e tedesche è enorme. Gli squilibri nel sistema di pagamenti Target 2 hanno raggiunto il livello più alto dalla crisi del 2012: la Germania ha un surplus di 754 miliardi di euro; l'Italia un deficit di 359 miliardi”.

“In teoria si potrebbe continuare a ignorare tutto ciò, ma solo ad alcune condizioni. La prima è una convergenza tra i due paesi: l'Italia dovrebbe attuare riforme della giustizia e della pubblica amministrazione, tagliare le tasse e investire in tecnologie che aumentino la produttività. La seconda è che gli Stati membri del nord accettino trasferimenti di risorse verso il Sud. La terza è che l'Unione Europea crei un'autorità politica federale col potere di prelievo fiscale. La quarta è che la Banca centrale europea trovi il modo di finanziare indefinitamente il debito pubblico e privato italiano. La quinta è che Roma continui a sostenere l'appartenenza all'euro”.

In Grecia i cittadini di nuovo in piazza contro l’austerity. Nessuno ne parla

Tsipras - crisi economicaScuole e uffici pubblici chiusi, trasporti locali paralizzati, e così anche treni e navi traghetto.

Dipendenti pubblici, bancari, marinai e molto altro hanno bloccato la Grecia con un nuovo sciopero generale, per dire basta all’austerità. Uno sciopero a cui la maggior parte dei media mainstream non ha dato voce, ma del quale noi del Diario vogliamo rendervi conto.

Perché è stata una dignitosa e compatta protesta contro il nuovo taglio dei salari e l’aumento delle tasse. Provvedimenti che il governo di Alexis Tsipras ha dovuto introdurre per portare a termine le manovre di austerità richieste dal Fondo Monetario Internazionale e dell’Unione europea, e che saranno approvati dal Parlamento entro il fine settimana.

L’agitazione di 24 ore

L’agitazione è stata promossa dai sindacati del settore privato e da quelli della pubblica amministrazione. I dipendenti pubblici, il personale delle banche, i dipendenti delle ferrovie, i marinai mercantili e i medici statali sono stati in prima fila tra i professionisti che hanno partecipato allo sciopero di 24 ore. Sciopero che ha visto il blocco delle navi da passeggeri nei porti, i trasporti urbani interrotti e gli uffici amministrativi chiusi.

Spettro povertà ed esclusione sociale per 17,5 mln di italiani

Povertàl dato è sostanzialmente stabile rispetto al 2014, ma peggiorano le condizioni delle famiglie con almeno 5 componenti

La fotografia scattata dall'istat sulla povertà in Italia è impietosa: oltre uno su quattro è a rischio, con dati drammatici al Sud del Paese, dove la percentuale si avvicina a metà della popolazione. Di più, la diseguaglianza tra i redditi dei ricchi e dei poveri è tra le maggiori in Europa. Il 'metro' per misurare la situazione è la definizione adottata nell'ambito della Strategia Europa 2020, ovvero deve verificarsi almeno una delle seguenti condizioni: rischio di povertà, grave deprivazione materiale, bassa intensità di lavoro.

I DATI - Nel 2015 si stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale. La quota è sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (era al 28,3%) a sintesi di un aumento degli individui a rischio di povertà (dal 19,4% a 19,9%) e del calo di quelli che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (da 12,1% a 11,7%); resta invece invariata la stima di chi vive in famiglie gravemente deprivate (11,5%).

Si rilevano segnali di peggioramento tra chi vive in famiglie con almeno cinque componenti (dal 40,2% al 43,7%) e, in particolare, tra chi vive in coppia con almeno tre figli (da 39,4% a 48,3%, pari a circa 2.200.000 individui). Tale peggioramento è associato ad un incremento sia del rischio di povertà (+7,1%) sia della grave deprivazione materiale (+3%). Per gli stessi individui si osserva, invece, un miglioramento per la bassa intensità lavorativa (che passa dal 14,6% al 12,4% tra gli individui delle famiglie numerose e dal 14,1% all'11,4% tra le coppie con almeno tre figli).

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