Cybercrime

Uno smartphone a prova di spia. All'occorrenza si auto-distrugge

Uno smartphone che si auto-distruggeUn gruppo di ricercatori sauditi della King Abdulla University of Science and Technology ha messo a punto un telefono unico nel suo genere. All'occorrenza può autodistruggersi.

Questo dispositivo si rompe automaticamente nel momento in cui lo strato di polimeri si espande in maniera molto veloce. Questo fenomeno si innesca quando la temperatura supera gli 80 gradi Celsius.

L'auto-distruzione può essere anche pilotata in altri due modi: esercitando una determinata pressione sul dispositivo, oppure da remoto.

In passato qualcuno aveva già progettato questi dispositivi.

L'agenzia governativa del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti (DARPA) sviluppò una mirata tecnologia da impiegare nell'ambito militare. DARPA commissionò la progettazione di sofisticati circuiti e sensori in grado di autodistruggersi. La Boeing progettò lo smartphone Android “Black”: un telefonino che, se manomesso, si autodistruggeva.

Questo telefono - spiegano i ricercatori - potrà essere utilizzato in settori sensibili come: grandi banche, uffici governativi, apparati investigativi, centri militari e dall'intelligence. Da tutti quei utilizzatori insomma che gestiscono in qualche modo dati di rilevante riservatezza.

Attenzione ai furti di identità. Cosa fare per evitarli?

CybercrimeIl furto dell’identità o l’uso improprio di un’identità personale è un crimine che potrebbe causare serie conseguenze sia di carattere emotivo che finanziario.

Risulta prioritario tutelare nel migliore dei modi le proprie informazioni personali ed agire immediatamente nel caso si diventi vittima di un furto d’identità per minimizzare il più possibile i danni.

Il furto d’identità è solo un problema per persone che forniscono informazioni on-line?

Potrebbe succedere di essere vittima del furto della propria identità senza aver mai usato un dispositivo collegato a internet. Dei malintenzionati potrebbero essere in grado di ottenere informazioni (numeri di carte di credito, numeri telefonici, account ed indirizzi), per esempio, rubando il nostro portafoglio, ascoltando una nostra conversazione telefonica, curiosando nella nostra immondizia (pratica conosciuta come “dumpster diving”) o intercettando una ricevuta al ristorante. Un malintenzionato una volta in possesso di una certa quantità di informazioni, potrebbe impersonare la vittima per acquistare articoli on-line o per eseguire richieste di prestiti.

Internet è una vera fonte di informazioni personali. Molte società o istituzioni conservano informazioni circa i loro clienti in database installati in sistemi connessi ad internet non adeguatamente protetti.

Attenzione alle proprie foto postate in Rete

SelfieScattare foto e pubblicarle in rete è pericoloso. Questo è quello che sostiene una ricerca, svolta da alcuni esperti di informatica, secondo la quale fotografare e fare selfie, posizionando le dita a “V”, potrebbe mettere il pericolo la propria privacy e non solo.

L'avvertimento degli esperti è palese: non è solo la nostra privacy ad essere in pericolo bensì anche la nostra economia. Nel caso in cui ci venissero rubate le nostre impronte digitali potrebbero iniziare i nostri guai, come ritrovarsi con contratti firmati e con le nostre password clonate.

A sostenere questo pericolo è un team di ricercatori giapponesi del National Institute of Informatics (NII). Essi hanno dimostrato che esiste la possibilità di rubare le impronte digitali da una foto pubblicata su Internet.

Bisogna tenere conto – spiegano i ricercatori – che con il tempo la tecnologia ha fatto passi da gigante. I sensori fotografici degli smartphone di ultima generazione sono molto sofisticati: essi riescono a scansionare molto bene le impronte digitali delle dita inquadrate, fino a 3 metri di distanza.

Gli studiosi consigliano di non esporre mai le proprie dita, posizionate a “V”, davanti all'obiettivo, anche se si è distanti da chi ci fotografa con lo smartphone.

Ingerenze nelle elezioni in paesi stranieri: gli Usa le ha sempre fatte

Interferenze Usa nei risultati delle elezioniMentre infuriano le polemiche per le (del tutto presunte) interferenze russe nelle elezioni presidenziali americane, Vocativ commenta una recente ricerca in cui si contano almeno 81 casi di interventi americani in 45 paesi, dal dopoguerra ad oggi, volti a condizionare l’esito delle elezioni politiche (senza contare i colpi di stato militari). Il motivo per cui — fingiamo pure che il fatto sussista — un certo establishment americano sta gridando allo scandalo e rialzando una cortina di ferro, non è altro che quello che lo stesso establishment americano ha sempre fatto verso il resto del mondo.

Una nuova ricerca mostra che l’America ha una lunga storia di ingerenze nelle elezioni in paesi stranieri.

Il tentativo della Russia di influenzare le elezioni del 2016 continua ad ossessionare i politici americani, e intanto l’amministrazione Obama ha contrattaccato con una serie di azioni punitive contro i servizi segreti e i diplomatici russi. Giovedì [29 dicembre 2016] la Casa Bianca ha deciso di espellere 35 diplomatici sospettati di essere agenti dell’intelligence russa operanti negli Stati Uniti, e ha deciso di imporre sanzioni alle due maggiori agenzie di intelligence del Cremlino, in risposta a ciò che gli USA ritengono essere una serie di cyber-attacchi condotti dalla Russia durante la campagna presidenziale. Per il momento il presidente russo Vladimir Putin ha indicato che non ci saranno rappresaglie, ma la situazione potrebbe cambiare.

Pagine