Tecnologia

Dispositivo che genera figure olografiche fotorealistiche

OlogrammaRicercatori dell’Università Nazionale Australiana, sono stati in grado di sviluppare un dispositivo “ologramma” che crea immagini di altissima qualità fino ad oggi mai realizzate.

Secondo lo studio, il dispositivo compatto è costituito da milioni di pilastri di silicio molto piccoli, che sono fino a 500 volte più sottili di capelli umani.

Gli Ologrammi sono un fiore all’occhiello di quasi tutti i film di fantascienza come ad esempio Star Wars o Star Trek. Ora, grazie ai ricercatori della Australian National University (ANU), ci può essere un passo in avanti verso il raggiungimento di questa tecnologia che consente di creare ologrammi, di inviarli anche come quelli di Obi Wan Kenobi in Star Wars.

Il team di ANU è stato in grado di sviluppare un dispositivo ologramma che crea le immagini di altissima qualità. “Da bambino, ho imparato a conoscere il concetto di immagine olografica dai film di Star Wars. E ‘davvero bello essere al lavoro su una invenzione che utilizza i principi di olografia raffigurati in quei film”, ha detto il ricercatore Lei Want, dalla Scuola di Ricerca di ANU di Fisica e Ingegneria. Il team ha pubblicato la loro ricerca sul giornale scientifico Journal Optica.

Il dispositivo di Wang è in grado di creare immagini olografiche di alta qualità a infrarossi, l’utilizzo di “metaholograms” trasparenti basati sulla metasurfaces di silicio, permettono di creare immagini ad alta risoluzione in scala di grigi da codificare.

Uno smartphone a prova di spia. All'occorrenza si auto-distrugge

Uno smartphone che si auto-distruggeUn gruppo di ricercatori sauditi della King Abdulla University of Science and Technology ha messo a punto un telefono unico nel suo genere. All'occorrenza può autodistruggersi.

Questo dispositivo si rompe automaticamente nel momento in cui lo strato di polimeri si espande in maniera molto veloce. Questo fenomeno si innesca quando la temperatura supera gli 80 gradi Celsius.

L'auto-distruzione può essere anche pilotata in altri due modi: esercitando una determinata pressione sul dispositivo, oppure da remoto.

In passato qualcuno aveva già progettato questi dispositivi.

L'agenzia governativa del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti (DARPA) sviluppò una mirata tecnologia da impiegare nell'ambito militare. DARPA commissionò la progettazione di sofisticati circuiti e sensori in grado di autodistruggersi. La Boeing progettò lo smartphone Android “Black”: un telefonino che, se manomesso, si autodistruggeva.

Questo telefono - spiegano i ricercatori - potrà essere utilizzato in settori sensibili come: grandi banche, uffici governativi, apparati investigativi, centri militari e dall'intelligence. Da tutti quei utilizzatori insomma che gestiscono in qualche modo dati di rilevante riservatezza.

Facebook diventa anche un motore di ricerca

FacebookIspirandosi a Google Foto il social network Facebook ha iniziato la sperimentazione di un suo nuovo motore di ricerca interno, che implementa anche le immagini.

L'innovativo motore di ricerca di Facebook utilizza una tecnologia molto avanzata, che si basa sull'intelligenza artificiale, capace di individuare luoghi e oggetti immortalati nelle foto.

La funzione in cui si basa la nuova tecnologia di Facebook si chiama “Lumos”.

Con il nuovo motore di ricerca l'utilizzatore potrà disporre di una accessibilità migliorata, adatta anche agli utenti con disabilità visiva. Questa tecnologia potrà essere sfruttata anche nell'ambito investigativo per analizzare le foto con lo scopo di ricercare determinati oggetti e luoghi e/o indizi utili, ad esempio, per una inchiesta. Un latitante che, per leggerezza, pubblicherà una foto di un paesaggio darà automaticamente informazione sul luogo esatto in cui è stata scattata la foto.

Facebook - spiega The Next Web - ha utilizzando diversi criteri tecnologici per analizzare tutte le foto contenute nei suoi archivi indicizzando tutti i risultati.

Attenzione alle proprie foto postate in Rete

SelfieScattare foto e pubblicarle in rete è pericoloso. Questo è quello che sostiene una ricerca, svolta da alcuni esperti di informatica, secondo la quale fotografare e fare selfie, posizionando le dita a “V”, potrebbe mettere il pericolo la propria privacy e non solo.

L'avvertimento degli esperti è palese: non è solo la nostra privacy ad essere in pericolo bensì anche la nostra economia. Nel caso in cui ci venissero rubate le nostre impronte digitali potrebbero iniziare i nostri guai, come ritrovarsi con contratti firmati e con le nostre password clonate.

A sostenere questo pericolo è un team di ricercatori giapponesi del National Institute of Informatics (NII). Essi hanno dimostrato che esiste la possibilità di rubare le impronte digitali da una foto pubblicata su Internet.

Bisogna tenere conto – spiegano i ricercatori – che con il tempo la tecnologia ha fatto passi da gigante. I sensori fotografici degli smartphone di ultima generazione sono molto sofisticati: essi riescono a scansionare molto bene le impronte digitali delle dita inquadrate, fino a 3 metri di distanza.

Gli studiosi consigliano di non esporre mai le proprie dita, posizionate a “V”, davanti all'obiettivo, anche se si è distanti da chi ci fotografa con lo smartphone.

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